Ultras Brescia 1911: "La storia non si compra".

"La storia non si compra! Io non tifo Salò!" Questo è il titolo del comunicato diramato poche ora fa. Al centro dell'ennesima presa di posizione vi è la natura stessa della nuova società, definita dagli Ultras Brescia 1911 come un'operazione "riciclata" che avrebbe tradito e abbandonato i suoi tifosi più fedeli, che non hanno mai smesso di sostenere la squadra anche nei momenti più difficili. 

Al centro del comunicato vi è la natura stessa della nuova società, definita dagli Ultras Brescia 1911 come un'operazione "riciclata" che avrebbe tradito e abbandonato i suoi tifosi più fedeli, che non hanno mai smesso di sostenere la squadra anche nei momenti più difficili. Secondo quanto si legge nel comunicato, l’Union Brescia non rappresenterebbe la reale continuità storica del Brescia Calcio, bensì una trasposizione formale che poggia interamente sulla matricola, sulla storia e sulla categoria sportiva del Salò. Per la tifoseria organizzata, l'acquisizione all'asta del marchio e della "V" rappresenta solo un'operazione d'immagine, del tutto insufficiente a restituire la dignità perduta al club. Nel comunicato viene spiegato che un marchio e una maglia comprati all’asta, per quanto simbolici, non possono cancellare la realtà dei fatti sportivi. La tifoseria indica come unica via rispettabile il salvataggio della matricola originale del vecchio Brescia Calcio o, in alternativa, una ripartenza dalle categorie inferiori con una nuova società pulita, citando gli storici precedenti di piazze illustri come quelle di Napoli, Fiorentina e Parma.

Il comunicato non risparmia dure critiche all'intero sistema del calcio moderno e alle dinamiche imprenditoriali che governano lo sport odierno. Gli Ultras denunciano quello che definiscono il "modello Union", descritto come il riflesso della scaltrezza di imprenditori disinteressati al destino e alla reale identità storica del calcio locale. La critica si estende anche all'atteggiamento delle istituzioni bresciane, accusate di essere troppo vicine agli interessi dei potenti, e a una parte degli organi di stampa, tacciati di servilismo editoriale e colpevoli di aver avallato passivamente le decisioni societarie censurando le voci fuori dal coro. In questo scenario, il gruppo ribadisce l'orgoglio del proprio codice etico fondato sulla lealtà, sul sacrificio e sulla coerenza, anche a costo di rimanere isolati o di andare incontro a sconfitte. Il comunicato si chiude con la promessa di non scendere a compromessi e di proseguire la propria presa di posizione.