Trasferte vietate, l'analisi di Lorenzo Contucci.

La decisione del Viminale e del Prefetto di Torino di vietare la vendita dei biglietti ai residenti nella Capitale per la sfida contro i granata riapre con forza il dibattito sulla gestione dell’ordine pubblico nel calcio. Sulla vicenda è intervenuto Lorenzo Contucci, storico avvocato penalista e figura di riferimento del mondo giallorosso, che ha affidato ai social un’analisi destinata a far discutere, puntando il dito non solo sulle decisioni delle autorità, ma indicando la necessità di un cambio strategico nella protesta.

Per Contucci, lo stop imposto ai tifosi di una Roma prima in classifica non è un episodio isolato, ma risponde a una precisa linea d'azione: «Non siamo più di fronte a singoli divieti emergenziali, ma a un metodo. I dati pubblicati e le stesse dichiarazioni provenienti dal Dipartimento di Pubblica Sicurezza mostrano che la chiusura delle trasferte è divenuta una precisa scelta di gestione dell'ordine pubblico».

Contucci denuncia un vero e proprio "schema studiato a tavolino": le notifiche arrivano a ridosso della gara, quando il club ospitante ha già venduto la quasi totalità dei biglietti disponibili, rendendo di fatto inutile qualsiasi ricorso alle vie giudiziarie per mancanza di tempi tecnici. Un meccanismo che finisce per penalizzare sul campo la squadra, privandola del supporto del proprio pubblico, ed è sordo persino ai rilievi della UEFA, che ha più volte stigmatizzato tale gestione.

Ma è sulla risposta a questa situazione che l'avvocato penalista traccia una linea netta, sostenendo che le consuete forme di dissenso non sono più sufficienti per incidere sulla realtà. Gli striscioni mostrati negli stadi, secondo Contucci, riescono soltanto a testimoniare un malcontento che ormai coinvolge anche i Roma Club e le società di calcio, senza tuttavia produrre alcun mutamento d'indirizzo da parte del Ministero dell'Interno.

Da qui la spinta verso un salto di qualità nella protesta: esaurita la via dei ricorsi giudiziari e constatata l'inefficacia delle contestazioni simboliche, l'unica strada percorribile diventa la mobilitazione civile e istituzionale. «Non resta quindi che valutare forme di iniziativa pienamente legittime, diverse dal ricorso giudiziario, capaci di rendere visibile e politicamente rilevante il problema», conclude Contucci.