Torino, amichevoli estive vietate per i tifosi granata.
Dopo i divieti per le trasferte europee per i tifosi atalantini arrivano nuovi divieti e questa volta a farne le spese è la tifoseria granata. Per i tifosi granata residenti in Piemonte, infatti, è scattato il divieto assoluto di acquistare i biglietti per assistere alle amichevoli estive in programma durante il ritiro di Pinzolo nelle amichevoli contro Cittadella, Alcione Milano e Pinzolo Valrendena.
Una decisione drastica che fa seguito al provvedimento restrittivo del Ministero dell’Interno dopo i fatti avvenuti in occasione dell’ultimo derby della Mole dello scorso maggio (che costerà ai tifosi ben 10 giornate di stop in trasferta in campionato fino a novembre). Sebbene i tifosi del Torino possano comunque assistere alle sessioni di allenamento della squadra, le porte delle tribune per i match amichevoli resteranno blindate per loro. Il provvedimento che colpisce la tifoseria granata a Pinzolo è emblematico. Vietare l'accesso persino alle amichevoli estive sotto l'ombrellone, storicamente il momento dell'anno più genuino e familiare, dimostra come la linea di demarcazione tra gestione dell'ordine pubblico e repressione preventiva si sia ormai assottigliata fino a scomparire. Quello del Torino non è un caso isolato, ma l'ennesimo tassello di un mosaico che spaventa chiunque viva il calcio come passione sociale e aggregativa.
Il recente caso dell'Atalanta ha mostrato come i divieti abbiano ormai superato i confini nazionali. Le limitazioni imposte ai bergamaschi in Europa hanno evidenziato una tendenza transnazionale a risolvere i problemi di ordine pubblico semplicemente sbarrando le porte, con decisioni dell'ultim'ora che danneggiano anche economicamente chi ha già pianificato viaggi e soggiorni.
Allo stesso tempo, la gestione della sicurezza interna ha subito un'involuzione. Se in passato strumenti come la tessera del tifoso dovevano servire a selezionare gli accessi, oggi si assiste a divieti totali basati sulla sola residenza anagrafica. Si tratta di una misura sbrigativa che scavalca qualsiasi tecnologia di tracciamento e che si traduce nella chiusura sistematica dei settori ospiti durante il campionato, anche per partite caratterizzate da rivalità ampiamente gestibili con un normale servizio d'ordine.
Il timore, sempre più concreto, è che si voglia spingere il calcio italiano verso il modello dello stadio-teatro. Si profila all'orizzonte un luogo asettico e silenzioso, dove il tifoso cessa di essere un sostenitore attivo e partecipativo per diventare un semplice consumatore passivo. In questo scenario ideale per le istituzioni, viene progressivamente eliminato ogni elemento di colore e folklore. L'introduzione di tamburi, megafoni, bandiere e striscioni storici viene frenata da una burocrazia asfissiante, mentre i prezzi dei biglietti sempre più alti tendono a selezionare un pubblico seduto, silente e composto prevalentemente da spettatori occasionali.
Punire preventivamente significa arrendersi. Quando lo Stato e le istituzioni calcistiche scelgono di blindare persino le tribune di un'amichevole in Val Rendena a luglio, dichiarano implicitamente di non essere in grado di garantire la sicurezza. È la via più facile per chi deve gestire l'ordine pubblico, ma è anche la più triste per chi ama questo sport, poiché rischia di svuotare definitivamente gli impianti e di lasciare sugli spalti soltanto un grande, malinconico silenzio.