Primo raduno in onore di Padre Fedele.

Padre Fedele era una figura prorompente, decisa, capace di imporsi con la sua sola presenza. I tifosi ricordano ancora quando si presentò per la prima volta in curva: inizialmente lo guardavano con diffidenza, quasi come se la sua presenza potesse “sporcare” la loro immagine. Mai, però, avrebbero immaginato quanto sarebbe diventato uno di loro. Padre Fedele c’era sempre: in casa e in trasferta, durante la preparazione delle coreografie e nei momenti più importanti della vita della curva. Grazie a lui i ragazzi riuscivano persino ad avere uno sconto sulla stoffa e proprio in quel periodo, anche con il suo contributo, realizzarono il più grande copricurva mai visto fino ad allora. Dopo la tragedia dell’Heysel organizzò qualcosa di straordinario: un raduno che riunì tantissime tifoserie, comprese quelle rivali. Il monaco era avanti rispetto ai suoi tempi. Aveva già capito che il mondo del tifo avrebbe dovuto ritrovare unità e valori, proprio come testimonia ancora oggi il percorso “Per un calcio giusto e popolare”.

C’era una frase che gli stava particolarmente a cuore: “Mischiarsi con i ragazzi delle curve”. In cosentino significa frequentarli, viverli. Lui sapeva bene che nelle curve non c’erano soltanto tifosi, ma anche teste pensanti, persone intelligenti e generose. Tra i tanti ricordi emersi durante quella splendida giornata, alcuni aneddoti hanno fatto sorridere e commuovere. Nel 2006, alla Festa della Dea di Bergamo, il Bocia era molto rigoroso nel concedere pochi minuti di intervento a ogni ospite. Dopo oltre venticinque minuti di discorso di Padre Fedele, Claudio lo interruppe scherzando: «Padre Fedele, basta… Dio can!». Padre Fedele scoppiò a ridere e rispose : «Claudio, tu sei un peccatore… stai zitto!». Un altro episodio risale al 1992, in occasione di Genoa-Liverpool. Nella Gradinata Nord erano presenti quattro ragazzi di Amantea Ovunque, gruppo ultras cosentino. Al termine della partita, tra le tante persone che desideravano la maglia di Skuhravý, fu proprio uno di loro a riceverla. Padre Fedele cercò di convincerli a donargliela, promettendo che l’avrebbe utilizzata per fare del bene. Quei giovani decisero di conservarla, ma quella storia avrebbe avuto un epilogo speciale: quindici anni dopo, la stessa maglia venne benedetta proprio da Padre Fedele e fu deposta nella bara di un giovane ultras genoano, originario di Amantea. Sono storie che raccontano meglio di qualsiasi parola chi fosse davvero Padre Fedele: un uomo capace di entrare nel cuore delle curve, di comprenderne l’anima e di lasciare un segno indelebile nella vita di migliaia di ragazzi.

PADRE FEDELE UNO DI NOI!