Napoli-Frosinone, il racconto di un presente.

Ero lì questo weekend a Napoli e posso dirvi che il confine tra gestione dell'ordine pubblico e provocazione è stato ampiamente superato. È stata una giornata vissuta in un clima di tensione continua, culminata con manganellate e controlli assurdi che hanno coinvolto persino le famiglie e i bambini più piccoli.

Tutto è iniziato prima ancora di arrivare allo stadio, durante una sosta in Autogrill lungo il tragitto. Fin da subito l'atteggiamento delle forze dell'ordine ci è sembrato del tutto anomalo e guardingo. C'era un dispiegamento imponente, schierato con modalità tali da far pensare all'arrivo di una tifoseria internazionale. Hanno messo nel mirino persino donne e bambini di appena cinque anni, persone del tutto estranee a qualsiasi logica da stadio, trattate con un rigore e una rigidità fuori misura.

Una volta ripartiti, ci hanno scortato a blocchi verso lo stadio ed è lì che la situazione è del tutto degenerata. Appena si sono diffuse voci su presunte aggressioni subite da alcuni agenti in borghese, le forze dell'ordine hanno iniziato a cercare apertamente lo scontro: sono partite le manganellate e a farne le spese sono stati anche i minori presenti.

Siamo arrivati allo stadio in ritardo e del tutto scaglionati, gli ultimi pulmini sono giunti addirittura nel secondo tempo, rendendo impossibile qualsiasi coordinazione e riservando a tutti noi lo stesso medesimo trattamento.

Ad amplificare una sensazione di totale abbandono e impotenza è stato il comportamento della Digos di Frosinone, rimasta immobile e del tutto remissiva. Nel mezzo del caos e della paura, l'unica indicazione è stata disarmante:

«Ragazzi, ascoltateli, se no oggi non torna nessuno di voi».

È un epilogo che lascia interrogativi davvero pesanti su come sia stato gestito l'ordine pubblico in questa giornata.