La Curva Sud Barletta su Fidelity Card e Squadre B.

Nel panorama del tifo italiano, dove la tensione tra regolamentazione istituzionale, interessi commerciali dei club e cultura popolare si rinnova a ogni stagione, la presa di posizione della Curva Sud Barletta rappresenta un compendio emblematico delle istanze ideologiche del movimento ultras contemporaneo.

Attraverso un comunicato ufficiale, la tifoseria organizzata barlettana ha rinnovato la condivisione dei suoi ideali: diserzione totale delle trasferte in cui viene imposto l'obbligo di Fidelity Card e boicottaggio radicale dei match da disputare contro le Squadre B.

Una scelta forte, che merita di essere decodificata e approfondita nelle sue due direttrici principali: la contesa sui dispositivi di controllo di pubblica sicurezza e la critica strutturale alle riforme del calcio professionistico.

Il primo pilastro del documento riguarda il tema delle libertà di movimento e dei dispositivi di controllo amministrativo sugli stadi. Il rifiuto categoriale della Fidelity Card, erede diretta della controversa "Tessera del Tifoso" introdotta nel 2009, non costituisce una mera protesta formale, ma una scelta identitaria radicata nel rigetto del tesseramento obbligatorio come requisito per accedere agli impianti sportivi.

Se la protesta sulla Fidelity Card affonda le radici in un ventennio di scontro tra istituzioni di pubblica sicurezza e tifoserie, il secondo punto del comunicato investe una delle questioni più dibattute nel calcio italiano recente: l'introduzione delle seconde squadre (Under 23) dei grandi club di Serie A (come Juventus Next Gen, Atalanta U23 o Milan Futuro) nella piramide dei campionati professionistici minori e dilettantistici.

La Curva Sud Barletta definisce le Squadre B "altri organi che uccidono i valori calcistici e meritocratici", esigendo che anche queste compagini debbano guadagnarsi l'accesso alle categorie superiori partendo dal gradino più basso della piramide nazionale.

Le Squadre B sono dei veri e propri "laboratori aziendali" o incubatori di plusvalenze e giovani talenti per i club controllanti. Mancano di un bacino d'utenza proprio, di una storia comunitaria e di una tifoseria al seguito, snaturando l'essenza stessa dei campionati locali fatti di campanili, rivalità storiche e passione. L'inserimento diretto delle seconde squadre tramite ripescaggi, slot riservati e rilevanti garanzie economiche viene vissuto dalle piazze di provincia come una corsia preferenziale concessa all'oligarchia della Serie A, a discapito delle società minori che per decenni hanno dovuto sudarsi promozioni e sopravvivenza finanziaria partendo dai campi di periferia.

In un'epoca di calcio "spettacolo", interamente orientato alla fruizione televisiva, al biglietto digitale e alla frammentazione degli orari di gioco, l'atteggiamento della Curva Sud Barletta sceglie l'autenticità e l'auto-esclusione come forma attiva di resistenza politico-culturale. Non si tratta di una rinuncia passiva alla partita, ma di una riaffermazione di principio: dimostrare che la propria identità non può essere sottomessa alle logiche della fidelizzazione commerciale né alle imposizioni repressive delle autorità.