Il solco tra la Napoli ultras e la presidenza De Laurentiis.

Nell’estate del calcio moderno, fatta di ritiro blindati, dirette streaming, tournée commerciali e confini sempre più rigidi tra squadra e tifoseria, il rapporto tra le componenti storiche del tifo organizzato e le dirigenze dei club si trasforma spesso in un ring ideologico. A Napoli questo confronto vive ciclicamente strappi e strappi ulteriori, in un equilibrio precario che oscilla tra l'amore incondizionato per le maglie azzurre e la diffidenza radicale verso la proprietà aziendale.

L'ultimo capitolo di questa lunga saga si è consumato nelle scorse ore tra le alture abruzzesi di Castel di Sangro e la cornice del lungomare partenopeo, con la diffusione di un comunicato congiunto firmato da Curva A e Curva B accompagnato dall'esposizione di due striscioni fortemente evocativi. Un’azione coordinata che merita d’essere letta ed esaminata non solo come cronaca sportiva, ma come fenomeno socio-culturale tipico del movimento ultras.

Il documento ufficiale diffuso congiuntamente dalle due curve partenopee apre una parentesi diretta e senza filtri sulla gestione dei rapporti di forza durante il pre-campionato.

"Come accade oramai da molti anni, il movimento ultras delle Curve di Napoli, in occasione del ritiro precampionato, raggiunge le località preposte per porgere un saluto alla squadra ed un benvenuto ai nuovi arrivati, con messaggi di sostegno e cori motivazionali. Stranamente quest’anno, senza un motivo plausibile, il presidente ha vietato questa possibilità. Il suo parere ci interessa poco. Abbiamo onorato ugualmente l’impegno di far giungere un messaggio di supporto ai ragazzi che indossano la nostra maglia e, nell’occasione, abbiamo ribadito anche a loro che essa appartiene alla sua gente e a nessuno più."

Il comunicato evidenzia una dicotomia netta. Da un lato c’è il rituale "dell’abbraccio estivo", percepito come un "dovere d'appartenenza" per trasmettere ai calciatori il peso della maglia. Dall’altro emerge la denuncia di un veto presidenziale, attribuito direttamente ad Aurelio De Laurentiis.

Nonostante il mancato via libera per l'incontro formale con la squadra all'interno delle strutture preposte, i gruppi sono giunti in Abruzzo, esponendo lungo la strada che conduce alla sede del ritiro di Castel di Sangro uno striscione:

«IL CENTENARIO VA ANCOR DI PIÙ ONORATO, ASSALTIAMO COPPE E CAMPIONATO.»

CREDITI FOTO: calcionapoli24

Parallelamente all'azione di Castel di Sangro, il messaggio delle curve ha trovato una cassa di risonanza visiva nel cuore di Napoli, precisamente alla Rotonda Diaz sul lungomare Caracciolo, epicentro della festa del centenario, dove è comparso un ulteriore striscione indirizzato direttamente al Patron del Club.

«ROTONDA DIAZ: ADL. L'ULTRAS NON È UN ANTAGONISTA... È DA SEMPRE CON LA GENTE L'UNICO PROTAGONISTA.»

Questo secondo striscione rappresenta l’estensione concettuale del comunicato ed è indirizzato esplicitamente alla figura del Presidente De Laurentiis, rigettando la narrazione che spesso dipinge il movimento ultras come l'antagonista della legalità all’interno dello stadio, la curva ribalta la prospettiva. Definendosi "da sempre con la gente l'unico protagonista", il tifo organizzato rivendica la propria natura di perno sociale della città. In un’era in cui il tifoso viene progressivamente riposizionato dalla comunicazione aziendale nel ruolo di "cliente" o "consumatore d'intrattenimento", i partenopei voglio riaffermare il concetto di tifoso come attore primario e custode della passione popolare.

L'unione d'intenti tra Curva A e Curva B, storicamente caratterizzate da sensibilità e sfumature interne differenti, dimostra come di fronte alla percezione di una "chiusura" da parte del club, la risposta del tifo organizzato partenopeo sappia compattarsi sotto un'unica voce, accendendo la luce sui temi del rispetto della tradizione e della centralità della passione popolare.