Quando la passione va oltre i novanta minuti.
Ci sono gesti che raccontano meglio di qualsiasi parola cosa significhi essere ultras. Perché dietro bandiere, cori, trasferte e novanta minuti vissuti con il cuore in gola, c’è spesso molto di più. C’è un senso di appartenenza profondo, un legame indissolubile con la propria città e la volontà concreta di essere presenti anche quando il calcio passa in secondo piano.
È proprio questo il messaggio che arriva dalla raccolta fondi organizzata dai gruppi della Maratona Emiliano Del Rosso, che durante la festa dello scorso luglio ad Avane hanno raccolto ben 9.000 euro, poi devoluti a due importanti realtà del territorio.
Lo scorso 3 settembre sono infatti stati effettuati due bonifici da 4.500 euro ciascuno: uno destinato all’Associazione ASTRO di Empoli e l’altro alla Pediatria dell’Ospedale San Giuseppe, attraverso la Fondazione Santa Maria Nuova ETS.
Ma al di là della cifra, sicuramente importante, è il significato dell’iniziativa a meritare attenzione. Perché troppo spesso il mondo ultras viene raccontato soltanto attraverso stereotipi. Iniziative come questa mostrano invece un’altra faccia della tifoseria organizzata: quella fatta di solidarietà, aggregazione e amore per il territorio.
Ed è forse proprio qui il senso più autentico dell’essere ultras: vivere la propria passione senza limitarla a una partita, a un risultato o a una classifica. Essere presenti, sostenere, aiutare e rappresentare una comunità.
Novanta minuti finiscono. Il legame con la propria gente e con la propria città, invece, resta.