Decimo anno in ricordo di Spaka e Biofa.
È una giornata limpida, di quell'azzurro intenso che solo l'alta quota sa regalare. L'aria è frizzante e pulita, simile a quella che si respira in Curva Nord prima del fischio d'inizio. Non siamo però alla New Balance Arena, ma a oltre duemila metri di altitudine, nel cuore delle Orobie.
Davanti a un rifugio alpino, un imponente edificio di pietra con scuri rossi, un nutrito gruppo di tifosi atalantini si è radunato per un rito che va oltre il semplice escursionismo. È il pellegrinaggio annuale per "Spaka" e "BioFa", i due cuori atalantini tragicamente scomparsi tra queste cime.
La foto cattura un momento di profonda comunione. Più di cinquanta persone sono disposte sui gradoni naturali di roccia e sulla terrazza del rifugio. "INSIEME DA SEMPRE INSIEME PER SEMPRE", recita lo striscione a caratteri cubitali in loro ricordo, un mantra che risuona come una promessa.
Ai lati campeggia lo storico logo della Dea, simbolo di un legame che la morte non ha potuto scalfire. È un'immagine che dice molto su cosa significhi "fare comunità" all'interno del mondo ultras. In un'epoca di calcio spezzatino e repressione, dove il tifo organizzato è spesso dipinto solo come violenza, questa scalata annuale dimostra il contrario: è solidarietà, è rispetto per il passato, è fratellanza vera e propria che si nutre di valori condivisi.
Mentre il gruppo si prepara per la discesa, l'immensità delle montagne circostanti sembra stringersi attorno a loro, quasi a voler custodire, in un eterno abbraccio, la memoria di Spaka e BioFa.
