Daspo “fuori contesto”, gli Ultras Padova non ci stanno.
I fatti di Udine del 15 agosto continuano a far discutere. Dopo i primi dieci Daspo nei confronti dei tifosi fermati, altri 11 sostenitori del Padova sono stati colpiti da provvedimenti “fuori contesto”, portando a 21 il numero complessivo.
Ed è proprio su questi ultimi provvedimenti che la Curva Sud del Padova prende una posizione durissima. Il punto è semplice: agli undici nuovi destinatari non viene contestata la partecipazione ai fatti di Udine. I Daspo sarebbero infatti stati disposti sulla base di precedenti penali e di polizia ritenuti rilevanti dalla Questura, anche quando estranei al mondo dello sport.
Una scelta che lascia più di qualche perplessità. Impedire a una persona di andare allo stadio per fatti non collegati a una manifestazione sportiva significa spostare pericolosamente il confine tra prevenzione e responsabilità personale. Il Daspo dovrebbe colpire comportamenti concretamente pericolosi legati al mondo dello sport, non trasformarsi in uno strumento per allontanare dagli spalti chi viene considerato “a rischio” sulla base del proprio passato.
E la domanda posta dagli ultras è tutt’altro che banale: dove finisce la prevenzione e dove inizia la punizione preventiva? Arrivare a considerare pericoloso un tifoso semplicemente perché frequenta una curva o perché ha avuto, in passato, problemi con la legge fa riflettere sul livello di repressione e pregiudizio che può colpire oggi il mondo del tifo.
Il calcio ha bisogno di sicurezza, certo. Ma la sicurezza non può diventare una scorciatoia per eliminare indiscriminatamente dagli spalti gli elementi ritenuti scomodi. Quello dei padovani non è certo un caso isolato: il Daspo “fuori contesto” è già stato utilizzato in numerose altre occasioni simili……
