Curva Nord Brescia, il bilancio dopo un anno.
A distanza di dodici mesi dalle decisioni più complicate degli ultimi anni, se non di sempre, la Curva Nord Brescia rompe il silenzio con un lungo ed esplicito comunicato ufficiale. Un anno caratterizzato da accuse, processi sui social e tensioni interne che hanno segnato profondamente la tifoseria organizzata delle Rondinelle.
Nel comunicato diffuse nelle ultime ore, il direttivo del tifo organizzato ripercorre un'annata vissuta sotto pressione, rivendicando la scelta iniziale di non alimentare ulteriori polemiche:
«Abbiamo scelto di non rispondere. Non perché mancassero gli argomenti, ma perché pensavamo fosse più importante sostenere un progetto piuttosto che alimentare tensioni».
Le decisioni a cui fa riferimento la Nord sono quelle che un anno fa spaccarono l'ambiente e portarono l'ala più dura del tifo ad essere bersaglio di forti critiche, accuse di tradimento ed etichette sgradevoli. Tra queste, anche la dolorosa interruzione dello storico gemellaggio con la Curva Mare Cesena durato quarant'anni, una ferita ancora aperta tra la tifoseria bresciana:
«Nessuno cancella quarant'anni di amicizia. Ma quando il direttivo prende una decisione dopo confronti interni, quella decisione si rispetta. Si può condividere oppure no, ma non si utilizza come ulteriore pretesto per alimentare divisioni».
Il succo del comunicato della Curva Nord risiede nella contrapposizione tra chi ha espresso il proprio dissenso sui social o attraverso comunicati e chi ha continuato a presidiare gli spalti:
«Mentre qualcuno costruiva comunicati, teorie e illusioni, noi eravamo sugli spalti. Mentre qualcuno prometteva rivoluzioni, noi sostenevamo la squadra [...] Noi pagavamo sulla nostra pelle il prezzo delle nostre scelte. Perché Ultras non significa raccontarsi. Significa esserci!».
Pur non cercando scuse o rivincite, la Curva Nord rivendica la coerenza delle proprie azioni e chiede il medesimo rispetto mostrato verso chi, al contrario, ha scelto di non seguire la squadra o rimanere a casa:
«Non pretendiamo che chi ci ha criticato ci dia ragione. Pretendiamo però rispetto [...] La nostra priorità è sempre stata una sola: vedere Brescia tornare a vivere, sugli spalti e in città».
Il comunicato si chiude con la conferma della linea intrapresa: presenza costante, difesa dei colori cittadini e rifiuto delle logiche nostalgiche o delle etichette esterne, ribadendo il motto emblematico: «Negli stadi, nelle strade, in tutte le città!».
