Amichevoli estive: trasferte vietate agli Atalantini.
Nuova batosta per i tifosi dell’Atalanta. Per disposizioni di ordine pubblico, i settori ospiti rimarranno chiusi in occasione delle prossime amichevoli internazionali contro Feyenoord e Schalke 04. Il tempismo del provvedimento rende la situazione ancora più pesante: la decisione è arrivata quando moltissimi tifosi avevano già pianificato il viaggio. Spese che, purtroppo, in gran parte dei casi non saranno rimborsabili.
La sensazione è che si stia superando il limite. Quello delle trasferte vietate in Italia è ormai diventato un vizio di forma, una “soluzione” comoda adottata fin troppo spesso per lavarsi le mani dai problemi di gestione dell’ordine pubblico. Ma adesso il raggio d’azione si allarga, e il fatto che questo modello restrittivo venga esportato anche per delle semplici partite amichevoli in Europa rappresenta un ennesimo punto di riflessione, che evidenzia un pericoloso “salto di qualità” nella gestione della sicurezza.
Se fino a ieri il "modello restrittivo" veniva giustificato con la tensione delle competizioni ufficiali o le storiche rivalità del campionato italiano, applicarlo alle amichevoli internazionali estive cambia completamente le regole del gioco.
Vietare è sempre più facile che gestire. Organizzare un servizio d'ordine per una tifoseria all'estero richiede cooperazione e dispiegamento di forze. Chiudere il settore ospiti, invece, cancella il problema alla radice con un colpo di penna. Il rischio concreto è che la "soluzione d'emergenza" sia ormai diventata la prassi amministrativa d'elezione, un precedente che rischia di normalizzare l'assenza di tifosi ospiti in qualsiasi evento ritenuto minimamente "sensibile". Il calcio moderno si riempie la bocca di slogan sull'internazionalizzazione e sulla centralità dello spettatore, ma nei fatti tratta gli appassionati come un fattore di rischio sacrificabile. Arrivare a ridosso dell'evento con una decisione simile significa ignorare deliberatamente la realtà: voli prenotati, hotel pagati e permessi di lavoro già presi. I tifosi vengono penalizzati due volte: privati della partita e alleggeriti nel portafoglio, senza alcuna tutela o possibilità di rimborso da parte delle autorità che hanno firmato il divieto.
In conclusione, esportare questo modello anche fuori dai confini nazionali non fa che certificare il fallimento del sistema stessa. Se per garantire la sicurezza l'unica idea spendibile è svuotare i settori, allora non si sta proteggendo il gioco del calcio, lo si sta semplicemente spegnendo pian piano.